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| Nuova frontiera per il nucleare giapponese. Gli scienziati del Paese del Sol Levante, stanno studiando l’opportunità di creare campi sottomarini di spugne sintetiche per catturare l’uranio presente nell’acqua degli oceani. Qualora si dovessero costruire un numero sufficiente di campi ogni impianto nucleare del Giappone potrebbe far rifornimento di carburante esclusivamente dall'acqua.
La realizzazione possibile in soli 5 anni I reattori giapponesi utilizzano ogni anno circa 8 mila tonnellate di uranio radioattivo. Si stima che in tutti gli oceani del mondo ci siano all'incirca 4,5 miliardi di tonnellate di uranio, circa mille volte le riserve stimate nelle miniere di tutto il mondo. Le spugne sono costituite di polietilene irradiato e sono state sviluppate da Masao Tanada della Japan Atomic Energy Agency che punta a raccogliere dalla corrente di Kuroshio che scorre a est delle isole del Giappone le 8 mila tonnellate di uranio che occorrono ogni anno. Al momento il Giappone si basa sulle importazioni da Australia e Canada, ma la nuova tecnologia potrebbe essere sviluppata in soli cinque anni.
L'esperto ha proposto un progetto pilota che prevede la costruzione di un primo campo sottomarino di spugne in un'area di 400 miglia quadrate e dovrebbe assorbire tanto uranio da soddisfare un sesto del fabbisogno annuale del Giappone. Con le attuali fonti d'uranio disponibili si stima che questa materia prima possa essere estratta tutta in soli 100 anni.
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